Canto ai navigli

Un sentore di porto
Un anelito di mare
Un grido di ribellione
Verso un destino di lontananza.

Navi tra gli scogli,
veleggiate tra lingue scure
imbarcando marinai assettati.

Promettete ogni notte un sogno
di orizzonti aperti e azzurri mari,

correnti bagnate
dal rullante ritmo di piedi
scorrono sui vostri fianchi sensuali.

E di giorno
specchiate un tempo passato
che non si arrende al futuro e diventa presente di lentezza.

Il mio volto si è riflesso su di voi
mille e mille volte
affinché giungesse al mare,
tra le chiare onde,
miei cari navigli.

IL RUSCELLO

Fra mille tronchi per mille rami per mille foglie
fruscia il vento teso
come ruscello in piena,
ma leggero e sospeso.
Senza fonte, nè foce
in mille rivoli espanso.
Come la vita di ogni uomo,
come la mia vita in piena.
Senza sosta, né pace:
scorre e scorre e scorre…

Non puoi afferrare il vento
Non puoi fermare il fiato.

Puoi sentire soffiare,
Puoi solcare il tuo mare.

Istinto vitale

Diluviano gli oceani in questa notte di tormento
Violente, sommosse sbattono fragorose le onde  
Urlano gli scogli sconvolti dal vento
Rompono argini impotenti impetuose le onde.
Travolgono tutto, tutto, ancora, tutto, tutto!  
Incessanti, svelte, possenti,
cupe onde lucenti.

Fluidi ordigni!
Colpitemi forte, dentro, ancora più forte
Storditemi fino alla morte.
Strappate le mie lacrime dal mio volto
Sciacquate ogni lembo della mia pelle.
Annega la mia vita
Soffoca il mio fiato…

Fino a che scorgo un rosso chiarore,
e tra le acque si acquietano le onde,
e tra le nuvole soffia lento il vento.
Nulla è più come prima, tutto è sconosciuto.
Ma riconosco il calore, è un raggio di sole.
E così ancora un anelito, ancora…

Né spazio, né materia

La musica fluttua ariosa
nello spazio che divide
i miei occhi dalle sue mani

Sfiora gli antichi marmi cavalcando
armoniche note di melodie innate

Accarezza il mio cuore
fino a giungere profonda nel mio amore.

Ora le sue mani tra le mie mani
Ora gocce libere di scivolare sui volti
Ora corpi indistinguibili s’amano liberi
Senza spazio, né materia.
Solo aria, alla fine.

Melodie vitali

L’antica melodia dei verdi prati d’Irlanda,
fili d’erba suonati da magici folletti incappucciati;
e il ritmo sudato di Cuba la nera
battuto sulle pance tese di veneri ambrate;
e il tango e il flamenco
micce scintillanti nei muscoli caldi e nelle emozioni palpitanti
sulla pelle fremente;
e la purezza della pace
di un sottile violino e di un morbido piano;
e il canto perfetto senza spartito
di un uccellino innamorato;
e il tuo canto
fatto della stessa sostanza della rosa rossa…
Tutto l’Universo suona l’opera della creazione.
Le stelle, gli atomi e il vento suonano.
Le foglie, le nuvole e le maree cantano.
Io ascolto, ascolto tutto, coi miei timpani sul cuore.
E mi godo la canzone che chiamiamo
Vita.

Ridatemi il terzo millennio

Prologo
Sensazione di speranza da 1999…
“Signore e signori finisce il xx secolo
guerre mondiali alle spalle
bombe atomiche nazismo olocausto
…tuuutto spazzato via!”
E non da un semplice, banale anno, no.
Qui stiamo parlando di un mil-len-nio.
Quattro enormi numeri, quattro rintocchi
di magica gratuita inevitabile folle
speranza!
Appuntamento con la storia da vivere in diretta.
Altro sorso di birra, sigaretta, sipario…

Intermezzo, 11 settembre 2001
Uccelli d’acciaio volano da oriente,
uccelli d’acciaio che si scagliano contro simboli d’occidente…
Ed è polvere, calcinacci, fogli bruciati “…chiamare Angie alle 12!”
Ed è brandelli di scrivanie sedie tazze penne quadri occhiali cravatte rossetti cappelli.
Ed è metri e metri e metri di vite IMPILATE una sull’altra: macerie fatte di sassi e di pelle.

Rimarranno per poco ancora lì, sdraiate come una nave sbattuta su una scogliera, rotta.
Rimarranno per sempre negli occhi di noi uomini che abbiamo visto la storia precipitare.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’ovest da un torpore di materialità intriso.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’est da un nichilismo in seno pasciuto.

Epilogo
Il fuoco del terzo millennio
Spento sotto le macerie di Manhattan
Soffocato dal dolore di Bagdad e di Beslan
Sanguinante tra i treni di Madrid e di Londra
Risorgerà purpureo
dallo sdegno e dal coraggio
a un solo lieve soffio
dalla fine dell’uomo e del suo viaggio.

E con un sussulto lucente
spegnerà per sempre
la banalità del male assoluta
e i flutti del sangue innocente.

E sarà pace nei nostri cuori vermigli!
E sarà gioia tra le nostre mani linde!
Flash!
Applausi, sipario.