Amor’essenza

amate l’amore per amare,
amatevi nelle onde e nei tormenti
amatevi nel traffico e nelle macchine
amatevi nei bar e nei caffè
amatevi nei parchi e nelle piazze
amatevi nei letti e nei cuscini
amatevi nell’universo e nelle stelle
amatevi nel mondo e fuori il mondo

amate l’amore per amare,
amatevi in ufficio e in ascensore
amatevi in chiesa e nelle scuole

amatevi tra i rami e tra le foglie
amatevi tra i clacson e tra i semafori
amatevi tra il vero e il falso
amatevi tra il cielo e  il canto

amate l’amore per amare,
amatevi tra gli atomi e tra i folli
amatevi tra gli ulivi e i girasoli
amatevi tra i vigneti e i colori.

amatevi  con le note e col silenzio
amatevi con il sole e con il vento

amate l’amore per amare,
amatevi per vivere ed esser vivi
amatevi per sfiorare l’eternità
amatevi per fermare la violenza
amatevi per far vivere la speranza

e allora amate, amate ancora, amate e basta,
amore, solo amore
eterno amore da amare ancora, ancora…ancora.

Amando s’ama oltre chi s’ama,
amando amate chi amo,
chi amate viene amato.
Per questo io vi amo.

PAPA’

La mano piccola di un bambino in una mano grande grande 

è questo il ricordo che mi porterò dietro di mio padre.

La mia piccola mano nella sua, calda

         camminando per strada in un inverno milanese 

La mia piccola mano nella sua, forte

         seduti a poppa del nostro gozzo tra le onde

La mia piccola mano nella sua, buona

         distesi a parlare su un prato di montagna

La mia piccola mano nella sua, unica.

Ciao papà, ogni tanto la cercherò ancora la tua mano…Ciao.

IL RUSCELLO

Fra mille tronchi per mille rami per mille foglie
fruscia il vento teso
come ruscello in piena,
ma leggero e sospeso.
Senza fonte, nè foce
in mille rivoli espanso.
Come la vita di ogni uomo,
come la mia vita in piena.
Senza sosta, né pace:
scorre e scorre e scorre…

Non puoi afferrare il vento
Non puoi fermare il fiato.

Puoi sentire soffiare,
Puoi solcare il tuo mare.

Feroci tamburi

Il senso della vita!
Urla, urla ululanti dentro e fuori, in ogni angolo di mente,
urla l’ansia dell’esistere l’angoscia della morte.
Il senso della morte!
Tamburi, tamburi feroci ovunque in ogni atomo di mente,
suona l’inevitabile tramonto il progresso della vita.
Il senso della mia vita…
urla e tamburi, grida tormentose e canti soavi.
Non esiste il senso, non esiste la comprensione
non esiste il vero e il falso, non esiste la ragione.
Esiste solo la percezione dell’anima immortale
alla fine della folle e meravigliosa ricerca intellettuale.
E così vivo, vivo
la musica
la vibrazione dell’amore
la gioia dell’amicizia
il cielo azzurro e stellato
il sole
il vento
i sogni
il fuoco
le colline di Siena
le strade di Parigi
i figli
la neve
i fiori
il vino
il mare
la fortissima leggerezza
di un attimo di pace.
E sono immortale.

Istinto vitale

Diluviano gli oceani in questa notte di tormento
Violente, sommosse sbattono fragorose le onde  
Urlano gli scogli sconvolti dal vento
Rompono argini impotenti impetuose le onde.
Travolgono tutto, tutto, ancora, tutto, tutto!  
Incessanti, svelte, possenti,
cupe onde lucenti.

Fluidi ordigni!
Colpitemi forte, dentro, ancora più forte
Storditemi fino alla morte.
Strappate le mie lacrime dal mio volto
Sciacquate ogni lembo della mia pelle.
Annega la mia vita
Soffoca il mio fiato…

Fino a che scorgo un rosso chiarore,
e tra le acque si acquietano le onde,
e tra le nuvole soffia lento il vento.
Nulla è più come prima, tutto è sconosciuto.
Ma riconosco il calore, è un raggio di sole.
E così ancora un anelito, ancora…

Né spazio, né materia

La musica fluttua ariosa
nello spazio che divide
i miei occhi dalle sue mani

Sfiora gli antichi marmi cavalcando
armoniche note di melodie innate

Accarezza il mio cuore
fino a giungere profonda nel mio amore.

Ora le sue mani tra le mie mani
Ora gocce libere di scivolare sui volti
Ora corpi indistinguibili s’amano liberi
Senza spazio, né materia.
Solo aria, alla fine.

Melodie vitali

L’antica melodia dei verdi prati d’Irlanda,
fili d’erba suonati da magici folletti incappucciati;
e il ritmo sudato di Cuba la nera
battuto sulle pance tese di veneri ambrate;
e il tango e il flamenco
micce scintillanti nei muscoli caldi e nelle emozioni palpitanti
sulla pelle fremente;
e la purezza della pace
di un sottile violino e di un morbido piano;
e il canto perfetto senza spartito
di un uccellino innamorato;
e il tuo canto
fatto della stessa sostanza della rosa rossa…
Tutto l’Universo suona l’opera della creazione.
Le stelle, gli atomi e il vento suonano.
Le foglie, le nuvole e le maree cantano.
Io ascolto, ascolto tutto, coi miei timpani sul cuore.
E mi godo la canzone che chiamiamo
Vita.

Lettera ai miei figli

Guardate in alto.
Ogni tanto, senza pensare, guardate il cielo. E lasciate che il vostro spirito si senta libero, leggero, infinito, anche solo per qualche istante. Non dimenticatelo! Non lasciate che solo la terra sia l’unica casa da abitare nella vostra vita.

Ascoltate la musica.
La melodia, l’armonia, il ritmo… Possono far vibrare ogni atomo del vostro essere, e farvi sentire vivi più che mai. O accarezzarvi quasi in silenzio, accompagnando i vostri pensieri e i vostri sogni. La musica…De Andrè ad esempio, o i Led Zeppelin, Bob Marley, il canone in D di Pachelbel o chi e come volete! E poi ascoltate la musica del vostro cuore, sì, ogni tanto ricordatevi di ascoltare anche quella. Ogni uomo puó ascoltare solo la musica del proprio cuore. Ma non sarà sempre facile…non scoraggiatevi! Dovete solo fare un po’ più di silenzio…

Siate amici di voi stessi.
E cercate dei compagni di strada che vi facciano sentire bene e vi diano la forza per essere migliori. Cercate e amate gli amici che Continua a leggere

Quaranta

…quando compi quarant’anni i tuoi vent’anni sono vent’anni fa, quindi la Giovinezza è andata, inutile far finta…ma con un po’ di fortuna hai imparato il valore delle Leggerezza, che non ha età.

Quando compi quarant’anni il tuo Cuore ha battuto circa 1.471.680.000 volte, e hai capito che ascoltarlo fa male a volte, ma è l’unica cosa che conta.

Quando compi quarant’anni magari corri più lentamente, ma puoi insegnare a camminare se ti ricordi la strada fatta finora.

Quando compi quarant’anni gli amici sono molti di meno, ma hai scoperto che l’Amicizia vera è un dono molto più importante.

Quando compi quarant’anni hai commesso molti errori, e capisci che sono la tua fortuna, se riesci a ricordarli bene.

Quando compi quarant’anni magari hai dei figli, e sogni la Libertà dei vent’anni, ma poi ti suonano tutti insieme una canzoncina e capisci che lo spettacolo è meraviglioso e vale il prezzo del biglietto…

Quando compi quarant’anni capisci che stai camminando su un sentiero che qualcuno aveva iniziato prima di te e qualcuno continuerà dopo di te, ma che i tuoi passi hanno un Significato.

A quarant’anni capisci che ogni tanto, devi guardare il cielo, le nuvole e le stelle. Senza pensare. E ti basta quello.

Lettera dalla quarantena. Quello che ho imparato e che non voglio dimenticare.

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Sono trascorsi ormai due mesi da quando la mia vita è “cambiata”.
 
Quale occasione migliore, questo tempo dilatato e sospeso, così difficile, diverso e sconvolgente, per fermarsi a riflettere e ad ascoltare i pensieri e le emozioni vissute?
 
Non è dell’ansia e della paura che voglio scrivere. Non delle preoccupazioni e della tristezza. Ma di come le ho affrontate e soprattutto che cosa mi ha insegnato e mi sta insegnando questo periodo.
 
Sì, perchè tutto quello che sto, stiamo vivendo “lascia un segno” e spetta a ognuno di noi trasformare questo segno in un’occasione preziosa di conoscenza e di crescita.
 
Questo parole non vogliono essere utili, ma essere memoria scritta per me, per non dimenticare e non tornare indietro. E sono per chi avrà voglia e piacere di leggerle.
 
Dalle strettoie della vita si esce più forti, ma solo con il coraggio di tenere gli occhi aperti nel buio.
 
Ho scoperto che il passato conta molto più di quello che pensavo per vivere il presente. Le esperienze fatte, vissute, le scelte prese, si sono presentate con tutta la loro potenza, nel bene e nel male: cosa hai letto, mangiato, visto, studiato. Chi hai amato, hai lasciato, hai aiutato. Tutto emerge e ti tiene a galla o ti affonda.
 
Per questo dare più spesso uno sguardo all’orizzonte, vero e immaginario, è un ottimo esercizio per gli occhi.
 
Siamo essere viventi e morenti, La natura me lo ha ricordato, ancora una volta. Ma soprattutto siamo esseri liberi e senza la libertà non siamo umani. La libertà non è scontata, l’umanità non è scontata. Vorrei che questo guidasse sempre le mie scelte, e spero non solo le mie.
 
Ho scoperto che le persone con le quali lavoro sono molto più di semplici colleghi.
 
Che i bambini hanno la capacità di restare tali anche se il mondo intorno a loro cambia, hanno la capacità di ricostruire la realtà molto velocemente e sono molto più forti di quello che credevo. Ho scoperto, osservandoli per più tempo da vicino, che ho imparato molto da loro, dai miei figli, e che loro sono lo specchio di quanto sono stato capace e sarò capace di essere un buon padre. E che il mio più grande desiderio è quello di aiutarli a sentirsi vivi, a entusiasmarsi per la vita.
 
Spero, sono certo, che questo periodo a loro abbia fatto bene: il non aver potuto vivere normalmente la loro vita “piena”, non poter vedere i loro amici, semplicemente prendersi un gelato o andare al cinema, resterà un motore immobile nella loro esistenza, dando forse più valore al presente che vivranno. Lo spero.
 
Ho fatto affidamento sulle stelle, ricordandomi di guardarle ogni sera. E il tempo, spesso Continua a leggere

Ridatemi il terzo millennio

Prologo
Sensazione di speranza da 1999…
“Signore e signori finisce il xx secolo
guerre mondiali alle spalle
bombe atomiche nazismo olocausto
…tuuutto spazzato via!”
E non da un semplice, banale anno, no.
Qui stiamo parlando di un mil-len-nio.
Quattro enormi numeri, quattro rintocchi
di magica gratuita inevitabile folle
speranza!
Appuntamento con la storia da vivere in diretta.
Altro sorso di birra, sigaretta, sipario…

Intermezzo, 11 settembre 2001
Uccelli d’acciaio volano da oriente,
uccelli d’acciaio che si scagliano contro simboli d’occidente…
Ed è polvere, calcinacci, fogli bruciati “…chiamare Angie alle 12!”
Ed è brandelli di scrivanie sedie tazze penne quadri occhiali cravatte rossetti cappelli.
Ed è metri e metri e metri di vite IMPILATE una sull’altra: macerie fatte di sassi e di pelle.

Rimarranno per poco ancora lì, sdraiate come una nave sbattuta su una scogliera, rotta.
Rimarranno per sempre negli occhi di noi uomini che abbiamo visto la storia precipitare.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’ovest da un torpore di materialità intriso.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’est da un nichilismo in seno pasciuto.

Epilogo
Il fuoco del terzo millennio
Spento sotto le macerie di Manhattan
Soffocato dal dolore di Bagdad e di Beslan
Sanguinante tra i treni di Madrid e di Londra
Risorgerà purpureo
dallo sdegno e dal coraggio
a un solo lieve soffio
dalla fine dell’uomo e del suo viaggio.

E con un sussulto lucente
spegnerà per sempre
la banalità del male assoluta
e i flutti del sangue innocente.

E sarà pace nei nostri cuori vermigli!
E sarà gioia tra le nostre mani linde!
Flash!
Applausi, sipario.

A tutti gli inizi

“Il giorno cominciò con una luce sottile, quasi impercettibile, e l’aria…”
Rumore di carta, il classico rumore di carta accartocciata tra le mani e il lancio perfetto verso il cestino colmo di idee sospese, inchiostro blu e un po’ (un bel po’) di frustrazione.
Le 23.28 di un giovedì di settembre.
Lui, lo scrittore. La penna, la puttana. Il foglio, lo specchio lucido di infiniti inizi abbandonati. Quante Continua a leggere