PAPA’

La mano piccola di un bambino in una mano grande grande 

è questo il ricordo che mi porterò dietro di mio padre.

La mia piccola mano nella sua, calda

         camminando per strada in un inverno milanese 

La mia piccola mano nella sua, forte

         seduti a poppa del nostro gozzo tra le onde

La mia piccola mano nella sua, buona

         distesi a parlare su un prato di montagna

La mia piccola mano nella sua, unica.

Ciao papà, ogni tanto la cercherò ancora la tua mano…Ciao.

IL RUSCELLO

Fra mille tronchi per mille rami per mille foglie
fruscia il vento teso
come ruscello in piena,
ma leggero e sospeso.
Senza fonte, nè foce
in mille rivoli espanso.
Come la vita di ogni uomo,
come la mia vita in piena.
Senza sosta, né pace:
scorre e scorre e scorre…

Non puoi afferrare il vento
Non puoi fermare il fiato.

Puoi sentire soffiare,
Puoi solcare il tuo mare.

Feroci tamburi

Il senso della vita!
Urla, urla ululanti dentro e fuori, in ogni angolo di mente,
urla l’ansia dell’esistere l’angoscia della morte.
Il senso della morte!
Tamburi, tamburi feroci ovunque in ogni atomo di mente,
suona l’inevitabile tramonto il progresso della vita.
Il senso della mia vita…
urla e tamburi, grida tormentose e canti soavi.
Non esiste il senso, non esiste la comprensione
non esiste il vero e il falso, non esiste la ragione.
Esiste solo la percezione dell’anima immortale
alla fine della folle e meravigliosa ricerca intellettuale.
E così vivo, vivo
la musica
la vibrazione dell’amore
la gioia dell’amicizia
il cielo azzurro e stellato
il sole
il vento
i sogni
il fuoco
le colline di Siena
le strade di Parigi
i figli
la neve
i fiori
il vino
il mare
la fortissima leggerezza
di un attimo di pace.
E sono immortale.

Istinto vitale

Diluviano gli oceani in questa notte di tormento
Violente, sommosse sbattono fragorose le onde  
Urlano gli scogli sconvolti dal vento
Rompono argini impotenti impetuose le onde.
Travolgono tutto, tutto, ancora, tutto, tutto!  
Incessanti, svelte, possenti,
cupe onde lucenti.

Fluidi ordigni!
Colpitemi forte, dentro, ancora più forte
Storditemi fino alla morte.
Strappate le mie lacrime dal mio volto
Sciacquate ogni lembo della mia pelle.
Annega la mia vita
Soffoca il mio fiato…

Fino a che scorgo un rosso chiarore,
e tra le acque si acquietano le onde,
e tra le nuvole soffia lento il vento.
Nulla è più come prima, tutto è sconosciuto.
Ma riconosco il calore, è un raggio di sole.
E così ancora un anelito, ancora…

Né spazio, né materia

La musica fluttua ariosa
nello spazio che divide
i miei occhi dalle sue mani

Sfiora gli antichi marmi cavalcando
armoniche note di melodie innate

Accarezza il mio cuore
fino a giungere profonda nel mio amore.

Ora le sue mani tra le mie mani
Ora gocce libere di scivolare sui volti
Ora corpi indistinguibili s’amano liberi
Senza spazio, né materia.
Solo aria, alla fine.

Melodie vitali

L’antica melodia dei verdi prati d’Irlanda,
fili d’erba suonati da magici folletti incappucciati;
e il ritmo sudato di Cuba la nera
battuto sulle pance tese di veneri ambrate;
e il tango e il flamenco
micce scintillanti nei muscoli caldi e nelle emozioni palpitanti
sulla pelle fremente;
e la purezza della pace
di un sottile violino e di un morbido piano;
e il canto perfetto senza spartito
di un uccellino innamorato;
e il tuo canto
fatto della stessa sostanza della rosa rossa…
Tutto l’Universo suona l’opera della creazione.
Le stelle, gli atomi e il vento suonano.
Le foglie, le nuvole e le maree cantano.
Io ascolto, ascolto tutto, coi miei timpani sul cuore.
E mi godo la canzone che chiamiamo
Vita.

Ridatemi il terzo millennio

Prologo
Sensazione di speranza da 1999…
“Signore e signori finisce il xx secolo
guerre mondiali alle spalle
bombe atomiche nazismo olocausto
…tuuutto spazzato via!”
E non da un semplice, banale anno, no.
Qui stiamo parlando di un mil-len-nio.
Quattro enormi numeri, quattro rintocchi
di magica gratuita inevitabile folle
speranza!
Appuntamento con la storia da vivere in diretta.
Altro sorso di birra, sigaretta, sipario…

Intermezzo, 11 settembre 2001
Uccelli d’acciaio volano da oriente,
uccelli d’acciaio che si scagliano contro simboli d’occidente…
Ed è polvere, calcinacci, fogli bruciati “…chiamare Angie alle 12!”
Ed è brandelli di scrivanie sedie tazze penne quadri occhiali cravatte rossetti cappelli.
Ed è metri e metri e metri di vite IMPILATE una sull’altra: macerie fatte di sassi e di pelle.

Rimarranno per poco ancora lì, sdraiate come una nave sbattuta su una scogliera, rotta.
Rimarranno per sempre negli occhi di noi uomini che abbiamo visto la storia precipitare.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’ovest da un torpore di materialità intriso.
Uccelli d’acciaio che scuotono le coscienze dell’est da un nichilismo in seno pasciuto.

Epilogo
Il fuoco del terzo millennio
Spento sotto le macerie di Manhattan
Soffocato dal dolore di Bagdad e di Beslan
Sanguinante tra i treni di Madrid e di Londra
Risorgerà purpureo
dallo sdegno e dal coraggio
a un solo lieve soffio
dalla fine dell’uomo e del suo viaggio.

E con un sussulto lucente
spegnerà per sempre
la banalità del male assoluta
e i flutti del sangue innocente.

E sarà pace nei nostri cuori vermigli!
E sarà gioia tra le nostre mani linde!
Flash!
Applausi, sipario.