ANCORA UNA VOLTA

Canto l’aridità di questo mio tempo,
prosciugato come un seme appassito,
insensibile e senza vene.

Canto il me stesso assente,
e la giovinezza fuggita
sotto il peso dei sogni sopiti.

Canto la fatica della gioia
l’impotenza dell’abitudine
e il suono del poco.

Canto un tempo scomparso
dove tutto era fermento
e fremevo a ogni luna.

Canto l’amica dagli occhi tristi
e il profumo dolce
dei ricordi.

Canto l’abisso scuro
per trovare un canto
di luce.

Ancora una volta, ribelle e incosciente.
Ancora una volta, almeno.

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